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Interferenza endocrina

Photo: Healthy babiesIl DINP non è un interferente endocrino secondo le definizioni accettate dalla comunità internazionale di interferente endocrino (definizione di Weybridge e IPCS, International Programme for Chemical Safety) e neppure secondo i criteri riportati nella guida pratica REACH dell'UE1.

In altri termini, il DINP non è responsabile di alcun effetto negativo mediato dal sistema endocrino in uomini, animali, pesci o altre specie.

È tuttavia accaduto che il DINP sia stato erroneamente definito come interferente endocrino, il che non è corretto. Alcuni esperimenti, inoltre, hanno suggerito che il DINP potesse alterare il sistema riproduttivo – compromettendo la funzione degli ormoni estrogeni e del testosterone – e hanno creato una certa confusione. Oltre dieci anni fa gli studi condotti sul potenziale estrogenico del DINP utilizzando come modello cellule del lievito e cellule umane hanno mostrato una reazione poco significativa al DINP. Gli autori della relazione tuttavia sottolinearono che la rilevanza dei risultati sull'animale intero non erano chiari e consigliavano ulteriori test2. Ma gli esami successivi completati su modelli cellulari e animali adatti non hanno confermato i risultati originali3. Gli effetti del DINP sul testosterone suggeriti da uno studio di screening4 non trovarono inoltre conferma nello studio approfondito condotto su due generazioni di ratti5.

Secondo l'OCSE questo studio costituisce la più valida dimostrazione del potenziale di interferenza endocrina del sistema riproduttivo da parte di una sostanza. Lo studio non ha messo in luce alcun effetto negativo del DINP sul sistema riproduttivo. Lo studio e il potenziale globale del DINP di causare effetti negativi sul sistema riproduttivo in quanto interferente endocrino è stato oggetto di analisi accurata nel corso del processo di valutazione del rischio dell’UE. In questo caso il processo ha concluso chiaramente che il DINP non può essere classificato come sostanza che interferisce sulla riproduzione e non ha mostrato alcuna evidenza di effetti correlati al sistema endocrino in studi di tossicologia cronica e subcronica.

Gli esperti del Comitato scientifico per tossicità, ecotossicità e ambiente (CSTEE) dell'UE concordano con le conclusioni della valutazione del rischio secondo cui gli effetti osservati negli studi disponibili non giustificano la classificazione di questa sostanza tra quelle che influiscono sulla fertilità o la crescita. Da allora sono stati condotti studi limitati sull'associazione tra interferenza endocrina e la presenza di livelli di ftalato metabolizzato nelle urine e nel latte materno. Questi studi confermano l'assenza di un'associazione tra esposizione al DINP e alterazioni a carico del sistema endocrino.

Il DINP è inserito nella lista 2 (test in provetta) della DG Ambiente tra le sostanze potenzialmente dannose per il sistema endocrino da sottoporre a ulteriore valutazione. Il motivo di questa classificazione è poco chiaro, ma è probabilmente correlato agli studi condotti sulle cellule del lievito e umane seppure non confermati da alcun esame successivo. Il DINP è stato già oggetto di ulteriori valutazioni in esami approfonditi e, in questa fase, non è chiaro quali ulteriori test sarebbe possibile condurre. Secondo i risultati ottenuti il DINP dovrebbe essere spostato nell'elenco 3a (assenza di basi scientifiche per l'inserimento in lista).

Per quanto riguarda gli effetti sui pesci e gli organismi acquatici, la Convenzione di Oslo-Parigi per la Protezione dell'Ambiente Marino (OSPAR) ha concluso che il DINP non è un interferente endocrino e, pertanto, lo ha rimosso dall'elenco delle sostanze chimiche prioritarie e da quelle che destano possibili preoccupazioni. Uno studio multigenerazionale sui pesci e ulteriori studi sugli invertebrati non hanno evidenziato effetti correlati al sistema endocrino.

L'Unione europea ha confermato che il DINP è sicuro in tutti i suoi usi e applicazioni correnti. Secondo il principio cautelativo, l'impiego del DINP è tuttavia vietato nei giocattoli in PVC destinati a essere messi in bocca. Queste limitazioni sono state stabilite inizialmente nel 1999 e confermate nel 2005 prima che fosse pubblicata la Valutazione del Rischio dell'Unione europea nel 2006. Esse non sono basate su alcuna preoccupazione relativa al sistema endocrino. Il DINP è tra le sostanze più ampiamente documentate e valutate nel mondo e nel corso dell'ultimo trentennio è stato oggetto di studi approfonditi che ne hanno attestato la sicurezza d'uso per oltre quaranta anni.


  1. La definizione di effetti endocrini secondo il workshop di Weybridge, il Programma internazionale per la sicurezza nel settore chimico (International Programme for Chemical Safety, IPCS) e la Guida REACH richiede l'evidenza di effetti negativi per la salute di un organismo intatto, della sua progenie o delle sottopopolazioni, mediati da un effetto sul funzionamento del sistema endocrino.
  2. "The estrogenic activity of phthalate esters in vitro". Harris CA, Henttu P, Parker MG, Sumpter JP. Environ Health Perspect. 1997 ago; 105(8):802-11.
  3. "Examination of the in vitro and in vivo estrogenic activities of eight commercial phthalate esters". Zacharewski TR, Meek MD, Clemons JH, Wu ZF, Fielden MR, Matthews JB. Toxicol Sci. 1998 dic; 46(2):282-93.
  4. "Steroidogenesis in fetal male rats is reduced by DEHP and DINP, but endocrine effects of DEHP are not modulated by DEHA in fetal, prepubertal and adult male rats". Borch J, Ladefoged O, Hass U, Vinggaard AM. Reprod Toxicol. 2004 gen-feb; 18(1):53-61.
  5. "Two-generation reproduction study in rats given di-isononyl phthalate in the diet". Waterman SJ, Keller LH, Trimmer GW, Freeman JJ, Nikiforov AI, Harris SB, Nicolich MJ, McKee RH. Reprod Toxicol. 2000 gen-feb; 14(1):21-36.